Prestito Vitalizio: il mattone si trasforma in liquidità | Chicercacasa.it
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Prestito Vitalizio: il mattone si trasforma in liquidità

21 marzo 2016

La casa diventa liquida e si trasforma in un nuovo strumento finanziario.

Accanto ai più conosciuti e diffusi prodotti come i fondi pensione, i fondi integrativi o i fondi privati, ora dal nuovo pacchetto della legge di Stabilità, spunta anche il prestito ipotecario vitalizio. Anche l’Italia così si dotata di una legge e da quattro giorni, esattamente da mercoledì scorso, 2 marzo, è entrato in vigore il regolamento che introduce definitivamente questo strumento, oggi valida alternativa alla vendita della nuda proprietà. Lo hanno già definito il prestito salva-nonni, per la sua capacità di trasformarsi in una vera e propria pensione di scorta, in un assegno integrativo oppure nella nuova formula per far fronte a spese improvvise.

E, portato alla sua più estrema applicazione, perfino uno strumento integrativo per acquistare una nuova casa, per esempio al nipote. In sostanza consente alle persone con più di 60 ani di chiedere alla banca un finanziamento in cambio dell’ipoteca. La formula del prestito ipotecario vitalizio consente così di vivere senza mai dover pagare rate. Permette, cioè, ai più anziani di trasformare la propria casa in liquidità disponibile, darla in garanzia alle banche, mantenerne la proprietà, ottenere un prestito senza troppe rinunce. E, alla fine, lasciare agli eredi la possibilità vendere definitivamente l’immobile o riscattarlo dalle banche. Era il 2005 quando entrava in vigore la legge sul prestito ipotecario vitalizio sulla casa, conosciuto nei paesi anglosassoni come “reverse mortgage” o “equity release” cioè “mutuo al contrario”.

E’ la formula con cui viene erogato il prestito da una banca o da una società finanziaria e che altro non è che un finanziamento a lungo termine garantito dall’immobile di residenza. Prestiti vitalizi con ipoteca sulla casa, quindi, ma senza dover pagare rate e senza cedere o perdere la proprietà dell’immobile in cui si vive (a differenza quindi della cessione della nuda proprietà dove invece si vende, si resta ad abitare nella propria casa fino alla dipartita, ma gli eredi non prendono più nulla).

Oggi, dopo undici anni, questa formula del salva-nonni si è trasformata nella formula salva- nipoti o salva-figli. I nonni ci sono sempre, ma quella stessa casa ora viene trasformata in denaro contante, dal mattone viene liberata liquidità preziosa per aiutare i parenti più giovani anche ad acquistare una nuova abitazione, a integrare la differenza del loro mutuo (sempre più basso) o per dare una mano ai figli con già un prestito ipotecario in corso abbassando il peso delle rate in rapporto al proprio reddito (quasi sempre precario).

Insomma, la casa si trasforma in liquidità disponibile immediatamente per acquistare una nuova abitazione senza senza togliere agli eredi la possibilità di riscattarlo o di venderlo a loro scelta.

Ma ecco come funziona. Il prestito ipotecario vitalizio permette così alle persone che hanno compiuto i 60 anni e sono proprietarie di un immobile di convertire parte del valore della casa, stimato da una perizia, in liquidità subito disponibile a fronte dell’iscrizione di un’ipoteca sull’abitazione come garanzia. Il valore del finanziamento varia in base all’età di chi lo richiede (più si è avanti con l’età e più alta è la cifra che si può ottenere): per una valutazione della casa di 250mila euro, per un settantenne sarà erogato un prestito di circa 64.500 euro (il 25%), l’importo sale a 84.250 euro pari al 33,7% del valore nel caso di over 80 e fino al 50% cioè a 125mila euro per chi si avvicina molto ai 90 anni.

Oppure per una coppia di 80 anni, con un immobile da 1,5 milioni potrà rendere liquido almeno il 30% del valore, cioè circa 470mila euro. La particolarità di questo mutuo, a medio lungo termine, è che trattandosi di una rendita si entra in possesso del contante subito ma non si devono rimborsare il capitale, le spese e i relativi interessi sino a che il contraente è in vita (se l’immobile è cointestato, sino alla morte del co-proprietario più longevo). Spese e interessi verranno così pagati dopo, dagli eredi entro dodici mesi e in un’unica soluzione. Sempre che questi ultimi decidano di farlo.

Diversamente perdono la casa che erediterebbero: l’immobile a quel punto viene messo in vendita e il ricavato serve a rimborsare il finanziamento alla banca. Con una doppia clausola: se il valore della vendita dell’immobile risulta superiore al prestito erogato, la differenza viene consegnata agli eredi. In caso contrario, cioè se il debito lievita fino a superare il valore dell’immobile, agli eredi non verrà comunque mai richiesta alcuna somma aggiuntiva, perché solo l’immobile è eleggibile a garanzia dell’avvenuta erogazione del prestito E anche nel caso in cui il valore della casa, al termine del finanziamento, fosse diminuito, sarebbe la banca a rimetterci. Nessun onere aggiuntivo ricadrebbe sugli eredi.

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