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Tassa AirBnB: il fisco e le scadenze.

26 luglio 2017

Cedolare secca sugli affitti brevi: si parte. Anzi si è già partiti.

E naturalmente è il Fisco a fare scattare questo nuovo adempimento. L’imposta secca del 21% sugli affitti brevi è entrata ufficialmente in vigore lunedì scorso, 17 luglio, la prima scadenza fiscale per i contratti stipulati in giugno.

Questo significa dover mettere in campo nuove comunicazioni e, soprattutto, provvedere a regolarizzarsi con il versamento dell’imposta al 21% per tutti quegli operatori sul mercato che mettono in contatto, anche tramite piattaforme online, proprietari di case con persone che cercano alloggio per affitti brevi: le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sulla cosiddetta tassa Airbnb sono contenute nel provvedimento del 12 luglio 2017, e applicano la normativa inserita nell’articolo 4 del Dl 50/2017.

Affitti brevi, quindi: ma come identificare un “affitto breve” significativo per il Fisco? È proprio la legge a definire il termine di “locazione breve”.

E rientrano in questa categoria gli affitti di durata fino a 30 giorni, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa, direttamente o tramite intermediari, anche online, inclusi quelli che prevedono la fornitura di biancheria e la pulizia dei locali. Riguardano anche contratti di sublocazione o di concessione in godimento oneroso dell’immobile da parte del comodatario.

Naturalmente non è solo Airbnb nel mirino del fisco. Ma sono tenuti ai nuovi adempimenti fiscali i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e coloro che gestiscono portali telematici che promuovo l’incontro fra domanda e offerta di affitti brevi.

Le nuove regole sono scattate formalmente il 1° giugno 2017, e il primo termine per il versamento della tassa è stato fissato appunto al 17 luglio (anche se in realtà è al 16, la scadenza quest’anno cade in domenica). Fra gli adempimenti vi è anche quello di comunicare all’Agenzia delle Entrate nome, cognome e codice fiscale del locatore, durata del contratto, importo del corrispettivo lordo e indirizzo dell’immobile.

La trasmissione dei dati avviene attraverso i servizi online. I soggetti non residenti effettuano l’adempimento tramite la propria organizzazione in Italia o, se non ce l’hanno, tramite un rappresentante fiscale. La scadenza è il 30 giugno dell’anno successivo a quello del contratto. Di fatto gli intermediari svolgono la funzione di sostituto di imposta per conto dello Stato, tanto che sugli affitti brevi viene trattenuta appunto una cifra pari al 21% all’atto del pagamento al beneficiario.

Se quest’ultimo (il proprietario dell’immobile) non applica la cedolare secca, la trattenuta fiscale sarà un acconto sulle imposte dovute. La ritenuta si versa al Fisco entro il giorno 16 del mese successivo, utilizzando il modello F24, applicando il codice tributo “1919“, denominato “Ritenuta operata all’atto del pagamento al beneficiario di canoni o corrispettivi, relativi ai contratti di locazione breve – articolo 4, comma 5, dl 50/2017“, istituito con risoluzione 88/E del 5 luglio 2017.

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