Abitazione ed uffici in centri storici: che permessi per ristrutturare? | Chicercacasa.it
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Abitazione ed uffici in centri storici: che permessi per ristrutturare?

06 Giugno 2017

Il cambio di destinazione d’uso si qualifica sempre come un intervento di ristrutturazione edilizia pesante per cui è necessario il permesso di costruire. Il principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 6873/2017, ha condannato una serie di interventi svolti su un palazzo storico nel centro storico di Firenze. Ma al di là del luogo, la sentenza è importante perché in questo modo, secondo molti operatori del settore, si rischia di condannare all’abbandono molti edifici situati nei centri storici, dove sono consentiti solo interventi di restauro e risanamento conservativo.

La Cassazione ha affermato così che negli interventi di manutenzione straordinaria è necessario mantenere la destinazione d’uso originaria.

I giudici hanno spiegato la norma (il vecchio decreto sblocca Italia del 2014) ha consentito, nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria, la possibilità di procedere al frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari, la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari e del carico urbanistico. Ma non è stato invece liberalizzato, per questo tipo di lavori, il cambio di destinazione d’uso.

Lo Sblocca Italia, infatti, aveva lanciato la campagna di comunicazione “è casa tua, decidi tu” per spiegare tutta una serie di semplificazioni ai lavori in casa. Campagna che però aveva da subito lasciato perplessi i tecnici.

La Cassazione ha inoltre illustrato che gli interventi di restauro o di risanamento conservativo per i quali non occorre il permesso di costruire sono solo le opere di recupero abitativo che mantengono le strutture preesistenti, alle quali apportano un consolidamento, un rinnovo o l’inserimento di nuovi elementi costitutivi, a condizione che siano rispettate la tipologia, la forma e la struttura dell’edificio. Nei centri storici, ha concluso la Cassazione, per gli interventi di restauro e risanamento conservativo che comportano il cambiamento della destinazione d’uso è sempre richiesto il permesso di costruire.

A questo punto, e davanti a questa nuova sentenza, gli operatori mettono in guardia da un potenziale impasse per il recupero degli immobili storici. Se il cambio di destinazione d’uso è considerato una ristrutturazione edilizia pesante, ma la ristrutturazione edilizia pesante è vietata nel centro storico, il risultato è che in buona parte della città i cambi di destinazione d’uso verranno bloccati.

Negare la possibilità di rifunzionalizzare, con destinazioni d’uso compatibili alla tutela del bene, il nostro patrimonio edilizio storico – obiettano gli operatori e la filiera delle costruzioni – equivale a condannarlo all’abbandono e al decadimento. In questo momento migliaia di operazioni di riqualificazione e rigenerazione urbana che si erano avviate nel cuore delle città storiche sono messe a rischio.

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