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Casa ristrutturata: vale il 25% in più

15 Novembre 2017

Il dato di partenza è molto efficace nella sua sintesi: un intervento di ristrutturazione edile aumenta il valore dell’immobile del 29%.

Se tutte le abitazioni messe in vendita nel 2016 fossero state ristrutturate, il valore del patrimonio edilizio messo sul mercato sarebbe aumentato di almeno 20 miliardi di euro. Non solo: l’ultimo rapporto sulla green economy, presentato alla presenza del ministro dell’Economia, Carlo Calenda, ha sottolineato come “il futuro dell’edilizia italiana sta tutto nelle potenzialità della rigenerazione del patrimonio esistente”.

Quello delle ristrutturazioni resta infatti un mercato che, anche grazie agli incentivi fiscali e alla misure dell’eco-bonus - ha continuato nel tempo a produrre ricchezza. Nel periodo tra 1998 e 2017 sono stati quasi pari a 16 milioni di euro gli interventi effettuati per ristrutturazione o efficientamento coperti dagli incentivi fiscali.

La nuova legge in arrivo

È anche da questa la cornice – e dai dati Ispra che indicano come in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila km quadrati, il 7,6% del territorio nazionale, a un ritmo di 3 metri quadri al secondo -, che parte la nuova marcia di chi chiede di approvare la legge sul contenimento del consumo di suolo.

Che in realtà, anche in Parlamento (nelle commissioni riunite Agricoltura e Territorio in Senato), si è già messa in moto: sono già state depositate precise proposte di modifica del disegno di legge, forti anche delle oltre 82mila firme (il quorum necessario era di 54.000) raccolte e presentate dalla coalizione italiana #Salvailsuolo (formata da Acli, Coldiretti, Fai, Inu, Legambiente, Lipu, Slow Food, Wwf) al presidente del Senato, Pietro Grasso.

Novità importanti, quindi sembrano in arrivo, sul consumo di suolo: due in particolare per partire: la proposta di una riduzione del 15% ogni 3 anni, e di rendere decennale la validità delle previsioni urbanistiche che comportano l’utilizzo di nuovo suolo. Proposte che in Lombardia dovranno fare i conti, in senso più restrittivo, con la normativa regionale che ha già previsto per alcuni aspetti questi vincoli e limiti.

Il valore reale

Nel dettaglio quindi, la riduzione progressiva del consumo di suolo significa il sottrarre il 15% all’edificabilità ogni tre anni rispetto al consumo di suolo rilevato in precedenza, sia per la componente permanente, sia per la componente reversibile.

Inoltre, è stato proposto che le previsioni urbanistiche che comportino consumo di suolo negli strumenti urbanistici, formati o variati dalla data di entrata in vigore della legge, abbiano validità decennale. Questo significa che, decorso tale termine, senza che le procedure autorizzative per l’attuazione delle stesse siano state avviate, decadano.

Infine, anche una parte “sanzionatoria” e vincolante per quelle amministrazioni che non rispettano i limiti imposti dalla legge: viene quindi previsto che, nel caso in cui il Comune non rispetti le percentuali di riduzione del consumo di suolo, non siano consentiti interventi edilizi e che sia considerata illegittima l’approvazione di strumenti urbanistici attuativi che comportino consumo di suolo.

Se da un lato diventa più restrittivo il consumo di suolo, la legge precede anche un sistema per agevolare gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Un meccanismo di incentivi, viene infatti proposto per agevolare con opportune misure fiscali gli interventi di rigenerazione urbana di aree urbane degradate attraverso il miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, paesaggistiche, ambientali e culturali.

La difesa dell’agricoltura

L’obiettivo è prevedere anche forme di intervento organiche relative ad aree urbane degradate, basate sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, sul recupero e realizzazione di dotazioni territoriali e di urbanizzazioni, spazi verdi e servizi, sulla tutela degli abitanti e delle attività economiche già presenti.

Inoltre, per favorire la rigenerazione dei tessuti urbani si propone che le Regioni definiscono i criteri e modalità di realizzazione del Piano del verde che preveda la realizzazione o il completamento di corridoi ecologici, aree destinate all’agricoltura urbana e periurbana, aree pedonali, piste ciclabili, percorsi per disabili e il soddisfacimento degli standard urbanistici comunali e sovracomunali.

Infine, è stata proposta l’individuazione, attorno al perimetro del contesto artificiale e a media densità, di una ‘cintura verde’ con funzioni agricole, ecologico-ambientali, ricreative che possa favorire l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dall’atmosfera tramite l’incremento e la valorizzazione del patrimonio di alberi e biodiversità del territorio. Quel dato sul consumo di suolo che indica in 3 metri quadri al secondo, non risparmia infatti aree di grande valore paesaggistico e naturalistico.

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