Riforma Catasto: nelle nuove visure catastali anche i metri quadri | Bergamo | Chicercacasa.it
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Riforma Catasto: nelle nuove visure catastali anche i metri quadri | Bergamo

07 Dicembre 2015

Potrebbe costare 1.500-2.000 euro con punte che arrivano fino a 3mila euro, verificare se si paga la Tari, la tassa sui rifiuti, in modo corretto rispetto alle dimensioni della propria abitazione. Sembra un paradosso, ma la novità affatto piacevole è diretta conseguenza dell’ultima operazione “trasparenza” dell’Agenzia delle Entrate, lungo il percorso avviato ma a fatica e ancora parziale, della riforma del Catasto.

Così, nelle nuove visure catastali, il Fisco indicherà un dato che mancava finora, e cioè riporterà anche la superficie del proprio immobile o appartamento.

Un dato in metri quadri che riguarderà gli immobili appartenenti alle categorie A (abitazioni e uffici), B (uffici pubblici, ospedali, scuole, ecc.) e C (magazzini, negozi, cantine, box auto): in particolare sono immobili che, iscritti all’inizio dell’avvio del Catasto, non presentano planimetrie, perché il deposito non era obbligatorio, oppure si tratta di case con planimetrie non congrue perché solo indicate a mano oppure senza scala.

Nelle nuove comunicazioni, quindi, il Fisco, oltre ai dati identificativi dell’immobile (Comune, sezione urbana, foglio, particella, subalterno), e ai dati di classamento (zona censuaria, categoria catastale, classe, consistenza, rendita), la nuova visura - che si può ottenere anche on line - riporterà direttamente anche i metri quadri ai fini catastali e validi solo fini fiscali, a determinarne cioè la rendita e a sua volta per determinare Imu, Tasi e le altre imposte sul mattone.

Verificare la situazione reale e di partenza della propria abitazione è abbastanza semplice: i contribuenti che sono abilitati al dialogo «on line» con il fisco, cioè sono già registrati all’Agenzia delle Entrate, potranno acquisire via telematica queste informazioni, mentre gli altri potranno richiederli presso gli sportelli del fisco, gratuitamente se sono i proprietari.

Ottenuta l’informazione, il dato della superficie in metri quadri, proprio perché ha valore fiscale potrà quindi essere utilizzato per controllare il valore reale pagato ai fini Tari, una tassa da sempre calcolata proprio sui metri quadri.

In questo caso, infatti e per le sole destinazioni abitative, il calcolo della Tari non tiene conto di balconi, terrazzi e altre aree scoperte di pertinenza ed è per legge il 20% in meno.

L’altra vera novità infatti che riguarda direttamente il cittadino è lo sdoppiamento del dato sulla superficie. Accanto a quella lorda catastale, ve ne sarà un’altra esclusivamente «ai fini Tari», dunque «al netto di balconi, terrazzi e altre aree scoperte di pertinenza». La tassa sui rifiuti difatti si calcola sull’80% di questo secondo valore “scontato”. Uno sconto forfettario che toglie i muri perimetrali dal totale dei metri quadri. Questa è a condizione per cui un proprietario dovrà rifare o far rifare i calcoli ed eventualmente chiedere al proprio Comune di integrare o correggere le cifre.

I cittadini potrebbero quindi verificare in concreto se i numeri che l’amministrazione comunale utilizza per fargli pagare la Tari coincidono con la realtà delle cose. E mettersi al riparo da contestazioni e accertamenti.

E’ in questo auto-controllo che i proprietari di casa potrebbero scontrarsi con la brutta sorpresa. Perché in caso di difformità di dati si dovranno preoccupare di segnalare questa differenza sostanziale proprio per evitare di continuare a pagare più del dovuto. O di dover integrare la cifra se hanno finora pagato meno.

L’unica strada indicata dal Fisco è quella di predisporre un documento, il Docfa, commissionandolo ad un professionista abilitato, un geometra o un altro tecnico, in modo da ricalcolare tutte le misure e di depositare la piantina nuova e aggiornata al catasto.

Un’operazione non certo indolore per le tasche di una famiglia, perché per la dichiarazione di aggiornamento catastale occorre farsi carico di una spesa che in media oscilla tra mille e i duemila euro, con punte fino a 3mila euro. Dichiarazione in più, non certo facoltativa ma obbligatoria, perché, come spiega bene la circolare delle Entrate « in caso di vendita dell’immobile, il proprietario è tenuto ad attestare la conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie».

Lo stesso approccio vale naturalmente al contrario.

I nuovi dati, se consentono al contribuente di evitare di pagare più del dovuto, impongono anche la correzione dei dati nel caso di una sottostima del valori in mano al Comune. Ciò lo tutela nel caso di possibili controlli quindi di sanzioni perché questi dati espressi in metri quadrati sono in possesso dei Comuni già dal 2013 ed è bene sapere che, se la superficie comunicata per pagare la Tari non è corretta, è possibile che prima o poi si venga sottoposti a verifica e potenzialmente sanzionati. E con il Fisco le sorprese non sono mai finite.

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